Debora Pagano, un doppio sguardo tra Napoli e la salute mentale con ’A Sanità

Lo scorso venerdì 17 luglio, è uscito l’ultimo singolo di Debora Pagano, dal titolo “’A Sanità“. Una scelta non casuale quella di uscire in un giorno tradizionalmente associato alla sfortuna, ma rappresenta una dichiarazione d’intenti e una provocazione ironica verso i cliché e le superstizioni. Il brano, scritto e composto interamente dall’artista per metà napoletana e metà siciliana ma da tempo di base a Milano, segna una svolta nel suo percorso professionale: per la prima volta, infatti, Debora Pagano firma un progetto completamente auto-prodotto e auto-distribuito. Un brano che si appoggia su due temi, l’amore per la sua Napoli attraverso il quartiere Sanità e il tema della salute mentale, sempre più importante oggi giorno. Di questo equilibrio e di tanto altro, abbiamo parlato con lei in questa intervista.

Ciao Debora, piacere di averti tra le nostre pagine. Inizierei chiedendoti come stai?

Una domanda molto complessa in questo momento, anche perché è la più comune, solo che spesso non so se piace la risposta, molti direbbero “tutto bene”… ma io non so mentire, e posso dire che è un periodo difficile per me poiché di recente ho vissuto un lutto importante e adesso mi sto ricostruendo, e naturalmente non intendo fermarmi, anzi, voglio tenermi più impegnata possibile e usare questo periodo non solo per metabolizzare ma per creare e sublimare questa esperienza.
In sintesi direi con una citazione tutta mia “sI sta come d’autunno, le foglie, per terra” ma il vento si alzerà e riprenderò il volo.

Il tuo ultimo singolo è “A Sanità”, visto che sono passati un paio di mesi da questa uscita, che tipo di feedback hai ricevuto dal tuo pubblico?

Devo dire ottimo fin dall’inizio, anche se il brano era stato scritto e ne avevo fatto una demo più di un anno fa non ne ho modificato nemmeno una virgola e ho fatto la scelta giusta. Da subito ho avuto molto affetto ed entusiasmo dopo un lungo periodo di non pubblicazioni, ed è piaciuto a tutti da nord a sud, che onestamente era la cosa che speravo più di tutte. E ora il brano sta vivendo una seconda vita e sta crescendo, pensavo si fermasse tutto l’entusiasmo in poche settimane invece continua ad aumentare.

Il brano è autoprodotto, una scelta importante e coraggiosa in questo periodo storico…

Effettivamente lo scalino più complesso è stato proprio quello della scelta di autoprodurmi e autodistribuirmi, oggettivamente per artisti che come me non hanno budget e devono guadagnarsi da vivere in mille altri modi è complesso, allo stesso tempo però non hai vincoli sulle tue scelte e sui tempi e io ho preferito faticare di più ma non sentirmi al guinzaglio rispetto alle mie scelte artistiche.

Il pezzo gioca su due fili, quello della salute mentale e quello del quartiere di Napoli. Come nasce questa idea e come hai fatto per mantenerne l’equilibrio senza che un tema prevalga sull’altro?

Ad essere onesta non so come sia possibile questo equilibrio… la canzone è nata di getto in napoletano, cosa che non mi era mai successa prima, e sono stati dei modi di dire tipici che mi hanno ispirato sul dualismo della “Sanità”. La schiettezza del napoletano rende tutto breve e diretto ma con la libertà di diverse interpretazioni, e forse proprio questo ha creato spontaneamente un filo tra le due tematiche, ed in modo sorprendente è stato compreso senza scadere nel cliché o nel voler dividere Napoli e Milano, anzi, ha unito tutto in modo naturale.

Quanto è importante raccontare un tema delicato come la sanità?

Moltissimo, è un tema oggi sempre più delicato ma anche sdoganato, la nostra è un epoca che riassume tantissimi “disagi” ed ognuno ha la sua valenza. Allo stesso tempo vedo molto sensazionalismo e vittimismo e questo non mi piace, ho cercato di trattare il tema con un po’ d’ironia, per me fondamentale, e con qualche verità scomoda detta in modo così diretto da lasciare spiazzati… perché penso sia la chiave migliore per aprire alcune porte, troppo spesso si gira intorno ad alcuni argomenti quando andrebbero solo affrontati mettendoci la faccia, in tutti i sensi.

Invece quanto è stato fondamentale per te rappresentare Napoli in uno dei quartieri più conosciuti?

Moltissimo, perché sono ormai di adozione a Milano da quasi nove anni e mi aveva molto stancato sentirmi dire che volevo distaccarmi dalle mie radici. Io ci tengo sempre a sottolineare le mie origini da napoletana e siciliana e ho colto subito l’occasione, essere distanti dalla propria città non vuol dire rinnegarla o perdere le radici, e nella canzone lo sottolineo con la frase “song e’ Napule e c’stong, ma nun t’o dic I stay Strong se poi a nott nun c’ruorm”. Ovvero, in parole semplici, “sono di Napoli e mi sta bene, ci sto, ma non posso dirti che ne faccio la mia forza o ne vivo la realtà se poi la notte non ci dormo”. Io stessa non sono del Rione Sanità, e vivo a Milano, quindi posso solo essere un filtro tra queste realtà, un filtro quasi neutro e che spero possa aver valorizzato anche l’immaginario del posto. Ma per questo avrò un’altra sorpresa a cui sto lavorando…

Il brano farà parte di un progetto più ampio?

Ovviamente si, tutto in divenire poiché io stessa non mi aspettavo fosse tanto apprezzato… l’idea è di un concept album che racchiuda tematiche nelle quali chiunque possa identificarsi, creando un progetto misto a livello linguistico tra italiano, napoletano, siciliano, inglese e tedesco e poi con contaminazioni estetiche e suggestioni visive. E proprio in merito a questo ci sarà un videoclip ufficiale parallelo, che riprende anche la citazione a Michael Jackson su “they don’t really care about us” Che ha un video ufficiale girato tra detenuti e prigioni ed un altro versione Rio girato nei quartieri più malfamati… e qui mi fermo perché ho già detto troppo…

Il sogno di Debora qual è?

Il mio sogno sarebbe quello di non dover più avere un’etichetta o una casella dove inserirmi come artista e di poter usare tutte le mie capacità per creare spettacoli che diano gioia e riflessione al pubblico. Sogno la meritocrazia e la libertà d’espressione mantenendo cultura ed innovazione per creare interesse e crescere con il pubblico. Purtroppo sogno in grande, ma voglio pensare che tanti sacrifici e tanta dedizione un giorno vengano premiati, Dio vede e provvede.