Non tramonta soltanto il sole. Tramonta una civiltà contadina, tramontano famiglie costruite attorno alla terra, scompaiono mezzadria, consuetudini, perfino certe distanze che un tempo sembravano invalicabili. Pubblicato da Europa Edizioni, “Anche là tramonta il sole” di Guglielmo Guzzo mette Seb dentro questo movimento e lascia che la sua esistenza venga quasi trascinata dalla corrente della Storia. La partenza è tutta rurale: case senza acqua corrente, lampade a petrolio, campi, animali, latte da distribuire, fratelli che cercano una via d’uscita, parenti che emigrano in Canada. Poi arrivano il boom economico, la contestazione, Roma, l’università, gli anni di piombo. Ed è interessante il contrasto: mentre il mondo dichiara libertà e modernità, Seb sembra accumulare nuove inquietudini.
Guzzo racconta dunque il cambiamento senza idealizzarlo. Il vecchio mondo era duro, spesso soffocante, dominato anche da autorità familiari rigide. Il nuovo promette emancipazione ma porta con sé altre solitudini. Ed è proprio questa ambiguità a funzionare. La scrittura a volte indugia molto, soprattutto nelle descrizioni e nei passaggi riflessivi, e personalmente avrei asciugato qualche percorso avendo dalla mia una tematica così densa di storia e di “capitale umano”. Ma dentro questa abbondanza si avverte una necessità quasi archivistica: salvare persone, gesti, luoghi prima che spariscano. Alla fine il tramonto diventa allora un confine. Non è soltanto la fine del giorno: è quel punto preciso in cui ci accorgiamo che ciò che chiamavamo casa non esiste più nello stesso modo.





