Il titolo “Tutto formalmente corretto” possiede già la propria ombra. Sembra strano dall’estetica eppure ha questa visione anche dai ricami della sua copertina. Tutto composto eppure l’ombra c’è. Tutto elegante eppure qualcosa non funziona. Overcardano ne fa melodia tinta di rock per raccontarcelo e alla lunga sembra la formula con cui si chiude una pratica, una rassicurazione burocratica, la certificazione che nulla sia fuori posto. È un disco pulito ma anche un disco ruvido, viscoso… semplice, diretto, mai estroso… eppure pungente dove serve.

Ha un po’ quel senso elegante alla George Micheal, ha quel fare inglese che però nel suono sa tanto d’America. Il debutto sulla lunga distanza del progetto guidato da Maurizio Cardaci raccoglie dieci brani nati nell’arco di circa tre anni e li dispone come tappe di un percorso. Non a caso tutto comincia con “L’inizio del viaggio”, inizia con toni pacati ma romanticamente densi di “spine” concettuali… ripetiamolo in coro: partire conta più dell’arrivare. È quasi una dichiarazione metodologica: sottrarsi alla stasi, rimettere in circolo desideri che la normalità ha lentamente addomesticato. Anche il cosiddetto Rock’n’Synth degli Overcardano nasce dall’incontro di forze differenti. Le chitarre di Giancarlo Gabanella e la batteria di Francesco Isola costituiscono la matrice rock, mentre il lavoro di Gianluca Meloni introduce sintetizzatori, produzione elettronica e una dimensione più atmosferica. Non è soltanto una scelta di suono: quella convivenza tra fisicità e sospensione somiglia alla stessa dialettica che attraversa i testi. Quel senso alla Lynyrd Skynyrd si avverte subito quando parte “Sta cambiando il vento” dove il cambiamento, dicevamo, non viene cercato nelle grandi rivoluzioni collettive ma dentro l’individuo. E su queste basi si muove il disco, citando secondo me qua e la grandissime scuole oltreoceano, da Cash a spruzzatine (che probabilmente ci voglio vedere solo io) dei The Moody Blues.
Cisono svolte anche tecnologiche, ci sono modi di fare che restano ancorati all’uomo… di questo disco prendo tutto ciò che mi somiglia, la parola, il senso, quel certo gusto per la sintesi. E sono storie che in fondo mi appartengono sempre… appartengono a tutti. Buon ascolto…




