C’è chi dipinge su una tela e chi sceglie una materia viva, mutevole e imprevedibile come la sabbia. Stefania Bruno, artista originaria di Enna, ha trasformato questo elemento semplice e antico in uno straordinario strumento di narrazione. Attraverso la sand art, i suoi gesti danno vita a immagini che nascono, si trasformano e scompaiono nel giro di pochi istanti, accompagnando il pubblico in un viaggio fatto di emozioni, natura e suggestioni oniriche. Un’arte delicata e potente allo stesso tempo, capace di raccontare storie senza parole e di lasciare un segno profondo proprio grazie alla sua apparente fragilità. In questa intervista ci racconta il suo percorso artistico, il legame con la natura e la magia che si cela dietro ogni granello di sabbia.
Quando ha capito che l’arte sarebbe diventata una parte fondamentale della tua vita?
Sono nata in una famiglia di artisti, mio nonno era un pittore e quindi sin da bambina, disegnare per me era un “gioco serio”.
Prima della sand art ti sei espressa attraverso la pittura. Cosa ti ha spinto a sperimentare un linguaggio così diverso come quello della sabbia?
Avevo bisogno di creare un nuovo linguaggio e la sabbia mi conferisce il potere di poter muovere i disegni, nasce da bambina, quando sfidato le onde del mare sulla battigia
Quanto hanno influito le tue origini siciliane e il territorio di Enna nella tua sensibilità artistica?
Sicuramente nella mia palette: i colori sono quelli del grano dorato dei nostro campi, il rosso è quello della lava dell’Etna, il terra bruciato delle zolle della terra, il blu notte dei cieli stellati.
La sabbia è un materiale tanto semplice quanto affascinante. Cosa ti ha colpito di questo mezzo espressivo?
La sua duttilita’, lubbidienza dei granelli.
Ogni opera di sand art nasce e scompare in pochi istanti. Come vivi questa dimensione effimera dell’arte?
La dimensione effimera di questo linguaggio è una maestra, mi ha insegnato che tutto passa, tutto si trasforma, anche il disegno più bello, ha una sua durata e deve necessariamente “cambiare” affinché il racconto abbia un seguito… altrimenti equivale al morire giovani.
Quanto spazio c’è per l’improvvisazione durante una performance e quanto invece è frutto di una preparazione accurata?
È tutto nella mia testa, non mi piace mai provarlo prima, quindi metà preparazione (studiando) metà improvvisazione, amo le sfide.
Qual è la sfida più grande nel raccontare una storia attraverso immagini che si trasformano continuamente?
La sfida più grande è sempre quella di emozionare il pubblico.
La sand art riesce a catturare immediatamente l’attenzione dello spettatore. Qual è la reazione che la emoziona di più vedere nel pubblico?
La commozione, si crea una bolla onirica dentro la quale si ripercorrono ricordi, sogni , speranze.
Viviamo in un’epoca dominata dalle immagini digitali e dall’intelligenza artificiale. Che valore conserva un’arte così manuale e artigianale?
Conserva l’essenza dell’uomo, che può ancora esprimere le proprie emozioni quasi senza parlare, credo che nessuna intelligenza artificiale sia in grado di emozionarsi.
Se dovessi descrivere la tua arte con tre parole, quali sceglieresti?
Impermanente, universale, emozionante.




