Dalle ambizioni estive all’esonero dopo appena quattro giornate: il Bologna ha cambiato rapidamente guida tecnica, affidandosi a Raffaele Palladino salutando, contestualmente, Domenico Tedesco. Il nuovo allenatore ha debuttato con un pareggio contro il Torino. Ora i rossoblù sono chiamati a trasformare la svolta in campo in un nuovo progetto tecnico.
La stagione 2026/27 del Bologna è ha già vissuto il primo cambio di rotta di un’annata iniziata piuttosto male con l’esonero di Domenico Tedesco e l’arrivo di Raffaele Palladino. Un avvicendamento arrivato dopo appena quattro giornate di campionato e maturato al termine di un avvio nel quale la squadra rossoblù non è riuscita a trovare né continuità di risultati né una precisa identità di gioco. I Felsinei avevano affidato la panchina al tecnico teutonico nato in Italia lo scorso giugno, con un contratto fino al 30 giugno 2028 e un’opzione per un’ulteriore stagione. Il mister arrivava con un curriculum internazionale importante, costruito sulle esperienze con Schalke 04, Spartak Mosca, Lipsia, Nazionale belga e Fenerbahce. Con il Lipsia aveva inoltre conquistato la Coppa di Germania 2021/22 e, nel corso della carriera, aveva raggiunto la semifinale di Europa League. Il progetto, però, è durato soltanto poche settimane evidenziando tutte le difficoltà iniziali.
Bologna, il disastroso regno di Tedesco
Il calendario non aveva certamente riservato un esordio semplice al Bologna. Alla prima giornata i rossoblù hanno affrontato la Lazio al Dall’Ara, perdendo 1-0. Una settimana più tardi è arrivata un’altra sconfitta esterna, questa volta sul campo dell’Atalanta, ancora per 1-0. La prima occasione per invertire la tendenza sembrava essere rappresentata dalla sfida casalinga contro il Sassuolo: i rossoblù, invece, non sono andati oltre il 2-2, conquistando il primo punto della stagione. Alla quarta giornata è arrivata la trasferta al Maradona contro il Napoli, terminata 1-0 per gli uomini di Massimiliano Allegri.
Il bilancio dopo quattro partite era quindi pesante: un solo punto, una rete subita in ciascuna delle prime quattro giornate e appena due gol realizzati. La società ha deciso di non aspettare oltre: il 16 settembre il Bologna ha ufficializzato l’esonero di Domenico Tedesco, ringraziandolo per il lavoro svolto e affidando immediatamente la squadra a Raffaele Palladino, legato al club da un contratto fino al 30 giugno 2029. Una scelta che ha interrotto molto presto un progetto nato appena in estate. Secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Claudio Fenucci in occasione della presentazione del nuovo tecnico, la decisione è stata di natura tecnica ed è maturata anche sulla base delle preoccupazioni relative alla prestazione della squadra.
Palladino, un cambio di rotta rapido
La scelta di Raffaele Palladino non rappresenta soltanto un semplice avvicendamento sulla panchina. L’ex allenatore di Monza, Fiorentina e Atalanta porta con sé idee tattiche e principi di gioco differenti, oltre alla necessità di intervenire rapidamente su una squadra costruita durante l’estate pensando inizialmente a un altro allenatore. Il nuovo mister è arrivato a Bologna dopo l’esperienza alla Dea e ha firmato un accordo triennale. Nella stagione precedente aveva guidato la formazione bergamasca fino al settimo posto in campionato, tre punti davanti proprio al Bologna, che aveva chiuso l’annata precedente all’ottavo posto.
Il suo debutto ha mostrato immediatamente una delle possibili novità più significative: la difesa a tre. Contro il Torino, Raffaele Palladino ha infatti schierato Skorupski alle spalle del terzetto composto da Helland, Heggem e Theate, con Zortea e Miranda sulle corsie esterne e Ferguson al centro del campo. In avanti spazio al tridente Bernardeschi-Piccoli-Cambiaghi. È una modifica importante rispetto alla struttura con cui il Bologna aveva affrontato la prima parte della stagione e testimonia la volontà del nuovo allenatore di imprimere rapidamente una propria impronta.
Il debutto con il Torino: un altro punto per i rossoblù
La prima partita dell’era Palladino è andata in scena il 19 settembre al Dall’Ara contro il Torino. Il Bologna è partito con un atteggiamento differente rispetto alle precedenti uscite e ha trovato il vantaggio al 14′ con Federico Bernardeschi. L’azione è nata da un recupero di Cambiaghi, proseguita con Miranda e Piccoli e conclusa dall’ex Juventus con un preciso sinistro. Per buona parte della partita il Bologna ha mantenuto il controllo della gara, ma non è riuscito a chiuderla. Il Torino ha trovato il pareggio al 77′ con Kulenovic, fissando il risultato sull’1-1.
Il primo match dal nuovo allenatore non ha quindi prodotto la vittoria, ma ha rappresentato almeno un’interruzione della serie di sconfitte. Lo stesso Palladino, al termine della partita, ha sottolineato soprattutto l’atteggiamento della squadra, spiegando di aver visto per circa 70 minuti una reazione e uno spirito di gruppo che chiedeva ai propri giocatori. Il tecnico ha però riconosciuto la necessità di utilizzare la sosta per lavorare sui propri principi e migliorare gli aspetti ancora da sistemare. Il tecnico appena arrivato dovrà lavorare sodo per risistemare la classifica attuale in Serie A: il bilancio complessivo di due punti in cinque partite, con tre sconfitte e due pareggi, dovrà migliorare rapidamente.
Sono numeri che raccontano una partenza complicata, ma anche una stagione ancora nelle sue fasi iniziali. Il dato più particolare è soprattutto la velocità con cui il Bologna ha dovuto modificare il proprio progetto: da una squadra costruita per Domenico Tedesco si è passati, nel giro di poche settimane, a una formazione che deve assimilare idee e sistemi di Raffaele Palladino. La sfida contro il Lecce, la prima dopo la lunga sosta dedicata alle Nazionali, diventerà un appuntamento cardine da non sbagliare. Obiettivo: vincere, uscire dalla zona retrocessione e regalarsi ossigeno e consapevolezze nuove di zecca.
(Credit foto – pagina Facebook Bologna FC)




