Un collage di frammenti esistenziali e citazioni pop popola il nuovo percorso del cantautore messinese, tra la nostalgia degli anni Ottanta, il valore della gavetta e lo sguardo rivolto al futuro.
C’è uno spazio sottile, sospeso tra il disegno a matita e la traccia audio, in cui la musica smette di essere un esercizio di stile e diventa uno specchio. È esattamente lì che si muove Angelo Soraci, in arte Cabrio, cantautore e chitarrista originario di Messina. Con il suo quarto album, “Fumetti aperti”, l’artista firma un lavoro che rifugge la fretta dei nostri tempi per abbracciare la lentezza fertile della memoria, trasformando frammenti di vita vissuta in pagine sonore da sfogliare.
Lontano dai riflettori preconfezionati dei talent show e dalle scorciatoie digitali, il disco nasce come un vero e proprio collage esistenziale. «Ho voluto raccogliere quelle che per me sono state le esperienze più significative», racconta Cabrio parlando di un processo di cernita rigoroso, in cui brani come “Dylan Dog” (nato dalla collaborazione con Il Cile) e la sorprendente “Pizza con le patatine”, traccia del cuore nata quasi per gioco, diventano confessioni intime e corali al tempo stesso. L’ispirazione affonda le radici in un immaginario collettivo intriso di citazioni pop, dove i ricordi d’infanzia e l’estetica di un tempo dialogano con le sonorità dell’attuale panorama indipendente.
Nel racconto intessuto nell’intervista emerge la cifra stilistica di un artista che ha fatto della pazienza la sua bussola.
Interrogato sul valore di una carriera che supera i vent’anni di musica, fatta di palchi, concorsi e di un traguardo importante come il milione di stream su Spotify, Cabrio lancia un messaggio limpido alle nuove generazioni: «Bisogna stare calmi, crederci e circondarsi di persone che credono davvero nel progetto, evitando gli speculatori».
Chiusa l’ultima pagina di questo capitolo, la matita non si ferma. Il cassetto dei progetti futuri è già pieno di nuove storie pronte a prendere forma, mentre “Fumetti aperti” continua a farsi strada nel cuore del pubblico e delle playlist editoriali, ricordandoci che le cose belle, semplicemente, hanno bisogno del loro tempo.
Intervista a cura di Vincenzo Salamina




